S t o r i a ~

Reply
[WWII] La guerra Italiana sul mare
view post Posted on 21/9/2009, 10:57Quote
Avatar


Group: Member
Posts: 1934


Status: Offline: ultima azione eseguita il 19/12/2009, 13:42


Argomento interessante, ecco a voi un pò di materiale e un riepilogo della situazione.


Riflessioni sull'andamento del conflitto in Mediterraneo

image

(Mappa dei traffici mercantili italiani e britannici in Mediterraneo durante la seconda guerra mondiale)



Perché la sconfitta della Regia Marina?

Nella seconda guerra mondiale la flotta italiana, teoricamente forte, deluse le aspettative. Non avremo mai più una grande Marina come quella, e vale la pena cercare di riassumere i motivi dell'insuccesso. Per gran parte del conflitto le unità italiane furono sprovviste del radar, un'attrezzatura che non si improvvisa, che si affina con gli anni, e quindi la Regia Marina era praticamente cieca di notte, una limitazione notevole nel condurre le operazioni in mare. Inoltre il nemico era informato in anticipo delle operazioni militari italiane, e si è creduto per molti anni dopo la guerra che fosse per tradimento, l'unica spiegazione che sembrava possibile. In tempi più recenti sono state rivelate le notevoli capacità di decifrazione degli alleati, che potevano conoscere tempestivamente i piani italiani. Qualunque sia stata la causa, resta il fatto che l'avversario era spesso in grado di colpire con sicurezza o tendere agguati e le forze italiane non potevano contare sul fattore sorpresa. Basterebbero già questi due handicap per vanificare ogni eroismo e abilità. Comunque non sono giustificazioni che assolvono, in quanto era possibile premunirsi, oppure capire tempestivamente quanto avveniva e adottare contromisure adeguate. E’ vero che la Regia Marina, una volta emersi dei punti deboli, intraprese delle azioni correttive, ma avvenne quasi sempre con ritardo e risultarono di scarsa efficacia a causa del veloce evolversi della guerra. Fu dunque cruciale anche la scarsa preparazione prebellica, dato che non era facile compensare in tempi brevi le mancanze di strumenti e metodi. Bisognava essersi mossi per tempo e questo coinvolge la responsabilità degli alti comandi che mancarono di lungimiranza o commisero errori di valutazione. Alla inferiorità oggettiva su radar e decifrazione, si sommarono scelte strategiche che si rivelarono sbagliate, come la rigida separazione tra Marina ed Aviazione, e la conseguente mancanza di portaerei (ovvero l'assenza di una aviazione navale). Il fascismo vedeva con particolare favore l'Aviazione, rappresentante di modernità e portatrice di grandi successi propagandistici, per cui i capi della Regia Aeronautica ottennero che qualsiasi forza aerea dipendesse dal loro comando. Ciò era in linea con le teorie del generale italiano Dohuet, sostenitore dell'arma aerea come strumento decisivo rispetto ad ogni altro. Così la Marina perse la possibilità di avere aerei suoi, e la sua parte più conservatrice rinunciò all'idea di avere delle portaerei (anche perché i fondi disponibili erano limitati, e si ritenne preferibile costruire navi da battaglia). Forse anche se fossero state costruite e rese operative (un paio al massimo) avrebbero avuto vita dura, come bersagli prioritari. Erano in molti a pensare che l'Italia potesse essere una "grande portaerei" e che non fosse necessario costruirne.


Il concetto dell'Italia come portaerei naturale.

Solo con la guerra ci si rese conto che le azioni aeree erano divenute più efficaci dei duelli tra navi con le artiglierie. Grazie alla portaerei, caccia, siluranti e bombardieri potevano essere portati dove servivano, ottenendo maggiore tempestività ed efficacia, con l'imprevedibilità e l'impunità che un aeroporto terrestre, fisso, non poteva avere. Una volta compresa l’esigenza, l’Italia costruì portaerei che erano già in acqua, ma la guerra finì prima di usarle. La portaerei aveva anche il vantaggio di avvicinare realmente Marina ed Aviazione, che si trovavano appunto "nella stessa barca" e quindi cooperavano efficacemente grazie alla reciproca conoscenza. Invece il fascismo sino a quel momento aveva puntato sulla competizione, più che sulla collaborazione. La prima permette di raggiungere primati sorprendenti, ma è la seconda che risulta vincente in situazioni complesse, come le operazioni aeronavali. Quando si capì l'esigenza di coordinamento, non era facile invertire la tendenza di un agonismo penetrato a tutti i livelli. Si crearono organismi di coordinamento, ma si aumentarono i passaggi decisionali e le approvazioni, mentre l'Ammiraglio Cunningham disponeva dei suoi aerosiluranti senza dipendere dall'autorizzazione di nessuno. E' interessante notare che gli stessi inglesi, nello stesso momento, in Africa, commettevano lo stesso errore. Tenevano separate le tre armi (fanteria, carri, artiglieria), che perdevano tempo a chiedersi i permessi operativi, mentre le celebri unità corazzate tedesche univano le tre armi sotto un unico comando, sul campo. Perché gli inglesi erano più efficienti in mare, che a terra? La spiegazione può essere questa: la Royal Navy era leader da secoli, molto ascoltata dai propri capi, ed era arrivata a capire le scelte vincenti grazie alla grande esperienza sul mare. Ecco un'altra causa della sconfitta: il valore dell'avversario. Il divario rispetto alla Marina britannica è confermato da tanti dettagli tecnici come ad esempio, la dispersione delle salve e la scarsa efficacia del tiro, la mancanza di cariche a vampa ridotta. Pesò anche il limitato addestramento alle situazioni reali che si sarebbero verificate durante la guerra. Forse nessuno di essi è determinante, ma la loro somma fa la differenza. Le forze navali italiane non avevano la stessa esperienza dei britannici e non erano abituate a collaborare con le forze aeree. La Marina non capiva le esigenze dei piloti, ed avrebbe preteso una inattuabile copertura aerea continua, o un tempismo impossibile da garantire con aeroporti lontani. I piloti vedevano navi nemiche, ma erano incerti se interrompere il silenzio radio, e non sapevano quali informazioni servivano alle navi amiche. C'era scarso allenamento a riconoscersi, come nel caso dell’Incrociatore San Giorgio che abbatté l’aereo di Balbo, o nel caso dei bombardieri che attaccavano le proprie navi, durante il ritorno. Fatti di "fuoco amico", peraltro sempre avvenuti in tutte le nazioni. Qualcosa si fece per avvicinare e integrare, ma la guerra era già decisa. Gli insuccessi compromisero anche la sicurezza dei comandi nell'affrontare rischiose operazioni, per evitare eventuali ulteriori perdite insostenibili. Inoltre, col prolungarsi del conflitto si esaurirono le scorte di carburante. Ecco un'altra inferiorità oggettiva: la mancanza di risorse naturali. Erano state accumulate delle riserve consistenti, ma non potevano durare per sempre: la strategia italiana era tutta focalizzata su una guerra breve. Per cui le voraci navi da battaglia furono sempre più limitate nel loro impiego, e la guerra la subì soprattutto il naviglio mercantile con le piccole unità, sulle rotte più pericolose, come i passaggi obbligati verso l'Africa, finendo quasi tutto in fondo al mare. Resta comunque il fatto che la Marina militare e la Marina mercantile italiane riuscirono a tenere impegnato il grosso delle forze britanniche in Mediterraneo per più di 3 anni e i collegamenti marittimi non furono mai interrotti. Anche se dalla Flotta ci si attendeva di più, soprattutto dalle grandi navi e dalla massa dei sommergibili, la Marina risultò comunque abbastanza preparata e in grado di far sentire il suo peso, in un campo dove bisognava dimostrare capacità organizzative e tecnologiche, anche di produzione cantieristica. In generale, con il durare del conflitto, l’Italia ebbe crescenti difficoltà ad adeguarsi e fornire armi adatte alle mutate esigenze belliche, a causa della penuria di materiali e della vulnerabilità della produzione industriale, colpita dai bombardamenti terrestri. La guerra mondiale mise in luce la verità sui punti di forza e di debolezza, indipendentemente dalle intenzioni o dalle dichiarazioni propagandistiche. Certo, furono commessi molti errori, facili da vedere e giudicare a posteriori, ma non è che le altre nazioni non ne abbiano commessi.

Riassumendo, gli Italiani sul mare furono all’altezza del confronto, si batterono con onore, ma furono penalizzati da grandi difficoltà oggettive non facili da superare, commisero degli errori importanti, e subirono la sconfitta da un avversario realmente più forte ed esperto. Marina militare e mercantile non si tirarono indietro, e gli oltre ventimila morti, dai semplici marinai ai comandanti ed ammiragli, sono una testimonianza da prendere sul serio. Penso a mio padre, trasportato dalle onde nella notte nera, che riuscì a salvarsi, ma vedo in lui tutti i poveretti che finivano in mare. In gran parte annegavano (all'epoca molti marinai non sapevano nuotare) o morivano assiderati, patendo il freddo fisico che anticipava il freddo eterno, coscienti nella fine, soli in un mare solcato da tante navi, nessuna delle quali poteva rischiare di fermarsi a soccorrerli. Pur sacrificandosi, gli Italiani furono condizionati dagli eventi sfavorevoli e progressivamente persero la fiducia in sé e l’iniziativa. Ma la guerra non conosce mezze misure: o si vince o si perde. Dovendo usare le corazzate con parsimonia, l’Italia non trascurò altre alternative come inviare pochi coraggiosi sott’acqua, nei porti nemici, con una bomba da mettere sotto le corazzate altrui. Audace e incredibile, ma funzionava. Se gli Italiani ebbero tre corazzate silurate a Taranto, risposero immobilizzandone due britanniche ad Alessandria, con il sistema insidioso già sperimentato nella Prima Guerra Mondiale. Gli Inglesi erano sconcertati da questo duplice aspetto degli italiani: esitanti quando erano ad armi pari, coraggiosi quando erano in condizioni inferiori. Al di là delle spiegazioni tecniche della condotta bellica, si può cercare di immaginare le motivazioni di un diverso approccio nel modo di combattere, e qui tentiamo di cogliere delle differenze di fondo. Sono soltanto opinioni e pensieri di carattere generale. Forse gli italiani, da sempre metà europei e metà mediterranei, hanno la giusta ambizione di stare tra i grandi, ma hanno anche paura di non essere all'altezza. Così, quando hanno tutto quello che serve per vincere, come dire niente scuse, temono l'insuccesso e proprio per questo, divengono più incerti e sbagliano. Quando invece sono inferiori e vedono l'opportunità di dimostrarsi più bravi degli altri, si impegnano, con la speranza di stupire, obiettivo che solletica l'orgoglio. Un atteggiamento psicologico duplice che affiora sempre, anche nelle competizioni sportive. In altre parole, gli italiani hanno una predilezione per le imprese impossibili. Ne consegue che totalizzano un alto numero di ovvi insuccessi, non per sfortuna, ma per scelta. Alla fine possono essere saltuariamente migliori, ma anche più imprevedibili, meno metodici e tenaci degli anglosassoni. Pertanto le incursioni subacquee sembravano fatte su misura per gli Italiani, a cui bisogna riconoscere un notevole primato, ed erano nella perfetta continuità dello spirito dannunziano, senza timore per la vita. Chi invece doveva affrontare il conflitto con razionalità, come gli ammiragli o gli alti comandi, aveva spesso timore di correre dei rischi, dopo gli insuccessi che abbiamo detto. Ad esempio, si iniziò a pensare che una eventuale perdita delle navi da battaglia non sarebbe stata recuperata con nuove costruzioni, mentre l’avversario poteva farlo. Ne derivò un impiego che molti considerarono troppo prudente. Mentre gli Italiani puntavano sull’uso deterrente delle potenzialità della flotta, la Royal Navy coltivava invece l’audacia e aggressività, sapendo che statisticamente erano più vincenti. Nel caso specifico della guerra navale, gli Italiani non sfruttarono la momentanea superiorità, quando l’avversario si ritrovò sprovvisto di navi da battaglia. Ecco dunque un altro difetto da considerare: spesso non si sfrutta il successo, semplicemente perché coglie impreparati, quasi che si abbia persa la speranza nel conseguire dei risultati. Nell’estate del 1942 gli Italiani sembravano riacquistare fiducia ed efficacia, ma l’evoluzione del conflitto con l’ingresso di potenti avversari aveva già deciso l’esito finale.

Il nemico era informato delle azioni italiane?

Il sospetto che il nemico fosse a conoscenza dei piani italiani, ordini e rotte delle navi, nasceva dalla sorprendente sequenza di successi del nemico e divenne quasi una certezza con il passare del tempo. Mio padre mi raccontava anche di comandanti di navi mercantili che si rifiutavano di seguire le rotte ordinate, e che proprio per questo se la cavavano sempre. Questo ha portato molti a concludere che ci dovesse essere qualcuno che informava il nemico, abili spie o addirittura traditori negli alti comandi della Regia Marina (erano pochi a conoscere le informazioni riservate e gli ordini operativi). Nel dopoguerra l’ipotesi di tradimento sembrò confermata da testimonianze di prigionieri italiani (avevano visto gli ordini in possesso degli inglesi, al momento della cattura). Il tradimento era una ipotesi tremenda, che ha generato sospetti, accuse, polemiche. Solo di recente si è avuta conferma che gli inglesi fossero in grado di conoscere i radiomessaggi diramati dai comandi italiani, tramite la decifrazione.

Come era possibile decifrare i messaggi?

La cifratura dei messaggi era una pratica conosciuta da tempo e il grande volume delle trasmissioni radio, da cifrare e decifrare velocemente, imponeva che l’operazione fosse pratica e rapida. Ciò veniva ottenuto con sistemi manuali o meccanici (come la macchina Enigma) in cui tedeschi e italiani avevano cieca fiducia, ritenendoli assolutamente sicuri. Ma gli inglesi avevano messo in piedi una organizzazione imponente, chiamata Ultra, che con metodi matematici arrivava in tempi brevi alla decifrazione. Inoltre vennero catturate informazioni segrete e materiale utile per la decifrazione, mantenendo il massimo segreto su questi colpi fortunati. Quasi sempre le unità navali britanniche erano al corrente in anticipo degli ordini operativi della flotta italiana e dei convogli. Particolare merito va dato agli inglesi nell'aver custodito con cura questo segreto, che è durato a lungo anche dopo la guerra. Talvolta gli inglesi facevano in modo che un ricognitore fosse avvistato dalle navi italiane, per far credere che fosse stato la causa della scoperta. Radar e decifrazione messaggi hanno una cosa in comune: la grande determinazione dei capi britannici nel voler raggiungere l’obiettivo, tanto da investirvi ingenti risorse con continuità.

L’esito della guerra fu condizionato dal tradimento o dalla decifrazione?

Nel dopoguerra, non essendo ancora nota la storia di Ultra, si affermò la convinzione che una parte dei massimi vertici delle Forze Armate avesse tradito. Il libro di Antonino Trizzino, "Navi e poltrone", descrisse le vicende della Regia Marina e formulò l’ipotesi di tradimento. Ne scaturì un processo a Trizzino, che però fu assolto e questo fu considerato da molti una conferma dell’esistenza dei traditori. L’ipotesi si consolidò nel tempo, anche con altri scritti sull’argomento e, nonostante le successive rivelazioni sulla decifrazione, mantenne dei sostenitori. Tradimento e decifrazione sono dunque ancora oggetto di discussione, spesso in base alle differenti opinioni. Qui interessa di più evidenziare una condizione di inferiorità oggettiva, indipendentemente dalla causa (tradimento o decifrazione). E’ comunque un tema interessante che merita un approfondimento

Vi era una possibilità di vincere per la Regia Marina?

Probabilmente no, in quanto non bisogna perdere di vista lo scenario complessivo. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica divennero nemici delle forze dell’Asse in Europa, della Germania e dell’Italia. Il nemico disponeva ormai di un potenziale economico, industriale e di forze combattenti che non lasciava dubbi sull’esito finale, qualunque fosse stato lo svolgimento. Il nemico riuscì a varare più navi di quante venissero affondate e produceva in un mese più velivoli di quanti ne produsse l’Italia in tutta la guerra. Due esempi che riassumono la situazione. Gli alleati si accordarono per non accettare una pace separata e conseguire unicamente la resa senza condizioni degli avversari. Infine uno degli alleati possedeva già ordigni atomici ed aveva iniziato ad usarli. Questi dati di fatto portano a concludere che un favorevole andamento dei combattimenti in Mediterraneo, con successi locali, avrebbe solo prolungato il conflitto, ma non avrebbe rovesciato il risultato conclusivo. All’interno di questo scenario e delle inevitabili cause generali di sconfitta, si possono comunque analizzare i comportamenti tattici e strategici della Regia Marina Italiana e le cause di un andamento sfavorevole in molti combattimenti.


siti utili:
http://www.naval-history.net/WW2CampaignsItalianNavy.htm
http://www.regiamarina.net/miscellaneous/s.../sitemap_it.htm

libri utili:
Giorgio Giorgerini - La guerra italiana sul mare

image

image
 
P_MSG P_EMAIL Top
view post Posted on 21/9/2009, 14:22Quote
Avatar

Image and video hosting by TinyPic

Group: Founder
Posts: 5192
Location: Somewhere back in time...


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 19:13, 4 minuti fa


Oddio....io di guerra e manovre militari non ci capisco niente.... O.O

image

- O Shariputra, la forma non è diversa dal vuoto,
il vuoto non è diverso dalla forma.
La forma è vuoto, il vuoto è forma.
Così anche per sensazioni, percezioni, tendenze e coscienze.
- O Shariputra, tutti i fenomeni sono per natura vuoti:
mai nati né estinti; mai impuri né puri;
mai crescenti né decrescenti.
Perciò, nel vuoto, non ci sono
forma, sensazione, percezione, tendenza, coscienza;
né occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, mente;
né colore, suono, odore, sapore, contatto, idea.
Non c'è regno visivo, e così via fino alla coscienza mentale.
Non c'è ignoranza, né la sua fine e così via
fino alla vecchiaia e morte, né la loro fine.
Non c'è sofferenza, né causa, né estinzione, né Sentiero.
Non c'è conoscenza, né ottenimento.
Poiché nulla vi è da ottenere,
il bodhisattva saldo nella Saggezza che va oltre,
vive con la mente libera da ostacoli.




 
P_MSG P_EMAIL Top
view post Posted on 21/9/2009, 14:44Quote
Avatar


Group: Member
Posts: 1934


Status: Offline: ultima azione eseguita il 19/12/2009, 13:42


preciso che non è farina del mio sacco ciò che ho scritto, ho copiato da un altro sito, anche se sull argomento sono comunque abbastanza informato. Più tardi aggiorno il topic..

image

image
 
P_MSG P_EMAIL Top
2 replies since 21/9/2009, 10:57
 
Reply

load
Fast reply

 
 
 

Enable emoticons
Clickable Smilies
Show All


Nickname:      Email:



 

 
 




AFFILAZIONI
Image and video hosting by TinyPic Hino Matsuri Aya Kamiki Italian Fan Forum
Ass. S.I.L Image and video hosting by TinyPic Image and video hosting by TinyPic Pucci forum Image and video hosting by TinyPic Image and video hosting by TinyPic -Blood_Dominium-
L'ANGOLO DELLE INIZIATIVE
Stop the whales massacre! Image and video hosting by TinyPic
 


 





Skin creata da •{JustAnAngel~
Ringraziamento Speciale al ~ 'Cause I love Skinning per i tutorial